APPELLO IN FAVORE DI UN ACCORDO ISTITUZIONALE TRA LA SVIZZERA E L’UNIONE EUROPEA

APPELLO IN FAVORE DI UN ACCORDO ISTITUZIONALE TRA LA SVIZZERA E L’UNIONE EUROPEA APPELLO 06-11-2017 - Association LA SUISSE EN EUROPE
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APPELLO IN FAVORE DI UN ACCORDO ISTITUZIONALE TRA LA SVIZZERA E L’UNIONE EUROPEA

18. ottobre 2017

I firmatari fanno appello al Consiglio federale, al Parlamento, ai Cantoni, ai partiti politici e alle associazioni affinché sostengano e accelerino, con forza e priorità politica interna, i negoziati per un accordo istituzionale tra la Svizzera e l’Unione europea (UE). Questo accordo è d’importanza capitale per la posizione economica della Svizzera e per i suoi posti di lavoro.

Contro l’erosione dell’economia svizzera

L’idea di un accordo quadro è stata inizialmente introdotta dalla Svizzera. L’UE ha sottolineato a più riprese come la conclusione di un accordo di questa natura fosse una condizione sine qua non per l’ulteriore sviluppo delle relazioni, sia nel quadro di accordi esistenti sia per quelli futuri.

Dopo l’adozione nel 2004 del secondo pacchetto dei bilaterali, nessun altro accordo ha potuto essere concluso in settori importanti, penalizzando in particolare le industrie di rete e la prestazione di servizi finanziari. Anche il rinnovo di accordi già esistenti ha conosciuto considerevoli ritardi, costituendo un cruciale fattore d’incertezza per l’approvvigionamento e l’economica del sistema Paese.

Contro le paure esagerate

Tuttavia i lavori per la conclusione di un accordo quadro, iniziati nel 2013, inciampano contro la resistenza degli oppositori che combattono con veemenza ogni approccio in questa direzione. Paventando una paura esagerata verso il ruolo di giudici stranieri e quella della perdita di controllo sul proprio sistema giuridico, gli oppositori si guardano bene dal segnalare come un accordo istituzionale non rimetta sostanzialmente in causa la sovranità di popolo e parlamento; questo, sia nel caso di ripresa autonoma del diritto europeo sia nella conclusione di accordi bilaterali. Le resistenze possono essere superate mettendo in risalto come questi ambienti disdegnino di fatto gli interessi vitali del Paese.

Va sottolineato come le nostre relazioni con l’UE si caratterizzino da una parte per la stretta integrazione economica e dall’altra per una grande sobrietà istituzionale. Infatti, i numerosi accordi bilaterali esistenti non dispongono di meccanismi di sorveglianza reciproca e di regolamento dei contenziosi che vadano al di là dei ruoli attribuiti ai comitati misti. Di regola gli accordi sono di natura statica e solo alcuni conoscono clausole di sviluppo dinamico del diritto. Questa asimmetria tra una forte integrazione economica e la mancanza di un’adeguata architettura istituzionale complica non solamente le relazioni quotidiane con l’UE, ma pesa a sua volta sempre di più sugli interessi del Paese.

Per una migliore protezione giuridica

I problemi aperti restano senza risposta con conseguenti impatti negativi sulle relazioni commerciali e gli investimenti e la conseguente tentazione alla delocalizzazione. Spesso le imprese svizzere che esportano o investono nell’UE sono costrette a mettere in moto lunghe e costose procedure giudiziarie a livello degli Stati membri o dell’UE poiché la Confederazione non dispone di alcun mezzo per dare un effettivo sostegno giudiziario. Contenziosi all’interno della Svizzera soggiaciono a costose procedure attraverso diverse istanze fino al Tribunale federale; nell’ambito dei contratti bilaterali non c’è nessuna possibilità di ottenere anticipatamente e rapidamente una chiarificazione della situazione giuridica.

Anche il processo legislativo risulta ostacolato. La Confederazione e i Cantoni non hanno né la possibilità di partecipare allo sviluppo legislativo dell’UE né quella di far valere a uno stadio precoce gli interessi svizzeri. Là dove questa opzione esiste ed è stata applicata, come per il sistema Schengen/Dublino, non si è registrata nessuna minaccia per la democrazia e il diritto di referendum. Al contrario, le lentezze nell’adattamento autonomo del diritto nazionale al diritto dell’UE oppure attraverso accordi bilaterali sono causa di svantaggi competitivi. Inconvenienti che possono essere eliminati solo in un quadro giuridico dinamico sia per gli accordi esistenti che per quelli futuri.

Un accordo istituzionale è favorevole alla Svizzera

E’nell’interesse di tutto il Paese arrivare a un accordo istituzionale che regoli in modo effettivo, sia a livello interno che nei rapporti con l’UE, i problemi relativi all’adattamento del diritto, alla sorveglianza dell’applicazione degli accordi bilaterali e il regolamento dei contenziosi. Questo accordo istituzionale rafforzerebbe la competitività della Svizzera nella misura in cui accresce la sicurezza e l’omogeneità giuridica, permettendo alla sua piazza economica di lottare ad armi pari; è questa una premessa primordiale per rafforzare il sistema produttivo e gli impieghi dei residenti. E’ pure l’obiettivo finale perseguito con questo appello. Il modo in cui il diritto internazionale possa assicurare la sua realizzazione, sia per il tramite delle istituzioni dell’AELE o attraverso soluzioni sui generis solleva beninteso delle importanti questioni d’ordine operativo e giuridico. Esse possono essere risolte dando prova di spirito d’innovazione e di buona volontà. Esistono diverse opzioni. E’ importante che la questione istituzionale cessi di ostacolare e ritardare la realizzazione degli obiettivi strategici della piazza economica svizzera.

FIRMARE QUI 

V. à ce sujet la fiche technique réalisée par l’Association suisse de politique étrangère (ASPE) : « Accord avec l’UE sur le marché intérieur – Sortir de l’impasse »